CS #4: Vigilia di voto relativamente tranquilla nella Rep. Dem. del Congo

Bukavu, 28 ottobre 2006

Giornata di silenzio pre elezioni oggi nella Repubblica Democratica del Congo. A partire dalla mezzanotte di ieri vietati comizi, cortei, manifestazioni di preferenze di voto. Anche i cartelli e gli striscioni sono stati tolti nottetempo dai muri e dagli alberi.

Gli osservatori italiani giunti per monitorare il voto hanno registrato solo sporadici episodi di violazione del divieto, per esempio nella città di Goma (dove sono rimasti esposti i cartelloni propagandistici) e nel territorio del Masisi (dove sono state distribuite magliette di sostegno alla fazione filo rwandese).

In tutto il Paese sono stati nel frattempo allestiti i seggi elettorali, anche se si registrano alcuni ritardi e difficoltà, in parte dovute alla mancanza di elettricità.

In mattinata è inoltre giunta la notizia dell'arresto di un presidente di seggio nel villaggio di Buganda, a cinque chilometri da Nyamilima, nel Nord Kivu. Il presidente è accusato di aver tentato di sostituire i membri prescelti del seggio con propri conoscenti. La denuncia è arrivata direttamente dalla Commissione elettorale indipendente (Cei) locale. L'incarico è stato affidato ad altri e la situazione normalizzata.

Sempre questa mattina sono stati distintamente uditi tre colpi di mortaio. Secondo la Monuc si tratterebbe di colpi esplosi nel vicino Rwanda, nel tentativo di accrescere la tensione al di qua del confine.

Almeno tremila persone hanno partecipato oggi, nonostante la pioggia, alla celebrazione in ricordo del vescovo Christophe Munzihirwa, assassinato a Bukavu la sera del 29 ottobre 1996, esattamente dieci anni fa. La partecipazione è stata molto intensa, anche perché Munzihirwa era molto amato dalla gente comune. Un lungo corteo è partito dal luogo dell'assassinio, oggi ribattezzato Place Munzihirwa, alla volta della cattedrale dove il vescovo è sepolto. Là l'attuale arcivescovo, mons. Francois Xavier Maroyi, ha presieduto a una celebrazione eucaristica con la benedizione della tomba.

Mons. Munzihirwa era stato l'unico a denunciare con coraggio di fronte al mondo intero che già nel 1996 si stava pianificando un massacro dei rifugiati rwandesi hutu presenti nel Kivu, e al tempo stesso l'invasione della regione da parte degli eserciti di Rwanda, Burundi e Uganda. Una settimana esatta prima di essere assassinato, dopo una dichiarazione sulla situazione reale della regione, aveva detto: "Oggi mi sono giocato la vita: ho sottoscritto la mia condanna a morte".

Il vescovo ha avuto il coraggio di dire la verità di fronte alle autorità e alla comunità internazionale, per proteggere la popolazione, sia congolese che rwandese presente in Congo, dalla violenza del conflitto e dell'invasione del Paese.

Durante gli attacchi che avrebbero portato all'occupazione della città, il vescovo era l'unica autorità rimasta presente accanto alla propria gente. Dai microfoni della radio, continuava a incitare la popolazione a non fuggire di fronte all'invasione, e di restare sulla propria terra.

In Place Munzihirwa è posta sin dal 2002 un'effige nel vescovo assassinato. Nel 2004, durante una delle occupazioni della città, i militari stranieri la colpirono con 16 colpi di arma da fuoco. Da allora la gente continua a porre dei fiori nei fori delle pallottole.

Da oggi a quest'effige ne è stata affiancata un'altra: ritrae l'arcivescovo martire vestito con un semplice cappotto, come era solito vestire senza nessuna insegna episcopale, girando a piedi come la gente comune.